Living matter is a specific kind of rock ... an ancient and, at the same time, an eternally young rock.

Vladimir Vernadsky

 

DE RERUM NATURA: on the nature of things


My ongoing body of work takes its overarching title from De Rerum Natura (On the Nature of Things), the book by Roman poet and philosopher Lucretius. "Nothing can ever be created out of nothing, even by divine power. [...] Visible objects therefore do not perish utterly, since nature repairs one thing from another and allows nothing to be born without the aid of another’s death." A waterfall, a rainbow, a fallen tree, a stone, a crystal, clay—whether virtual or physical—these materials’ provenance is essential to convey to viewers that perfect crystallized moment of stillness; and the profound depth of particularity presented by the elusive power of being totally present in nature.

Traveling to remote areas has informed my work from the beginning. In nature I experience a concord essential and integral to my artistic practice. The resultant work becomes a visual record of my experience of landscape and a conduit for connection between nature and humanity. Like sedimentary rocks, my work is created with layer on layer of memory and emotion. And like metamorphic rock, each work is morphed or altered by new connections between each stratum. Unexpected associations and epiphanies emerge, creating the whole.

Cicninnati, OH, 2015

 

ABOUT THE GLOBAL TREE PROJECT

 

SLEEPING TREE | 2005 | henna, milk, tree resin, graphite, masking tape on paper | 48 x 183 cm | private collection

 


The Global Tree Project began when I encountered a large uprooted oak in a forest. It lay as if sleeping on a gently sloping grass-covered hill. When I returned a few days later, the tree had disappeared. In place of its roots remained a scar, a mound of raw earth. I envisioned a new tree growing on this mound.

Like Inanna-Ishtar, goddess of Sumerian myth, I wanted to pluck this uprooted tree and bring it to my sacred garden. I wanted the tree to lie and sleep, envisioning a new world like the dream of the world that emerges from the Indian god Vishnu’s navel in the form of a lotus flower.

As historian of religion Mircea Eliade wrote, if the plant and we come from the same uterus, we are twins. We didn’t die from the separation, as do some conjoined twins, but, somehow we need to be together. In my Global Tree Project, I try to heal our wound from this separation, and reopen our connection with nature to be whole, and to have a new vision through it.

Washington, DC, 2009


Das Global Tree Project begann damit, dass ich im Wald auf eine grosse entwurzelte Eiche stiess. Sie lag da, als schliefe sie auf einem sanft ansteigenden grasbedeckten Hügel. Als ich ein paar Tage später wieder dorthin kam, war der Baum verschwunden. Anstelle seiner Wurzeln war eine Wunde geblieben, ein Haufen blosser Erde. Ich malte mir aus, ein neuer Baum wüchse aus diesem Erdhügel empor.

Wie Inanna-Ishtar, die Göttin sumerischer Mythen, wollte ich den entwurzelten Baum auflesen und ihn in meinen geweihten Garten bringen. Ich wollte, dass der Baum dort läge und schliefe, und stellte mir dabei eine neue Welt vor – so wie jener Traum von der Welt, der dem Nabel des indischen Gottes Vishnu in Form einer Lotusblüte entspringt.

Wie schon der Religionshistoriker Mircea Eliade schrieb: Wenn die Pflanze und wir demselben Uterus entstammen, sind wir Zwillinge. Wir sind durch die Trennung nicht gestorben, wie es bei siamesischen Zwillingen passieren kann, aber irgendwie gehören wir zusammen. In meinem Global Tree Project versuche ich, die Wunde, die diese Trennung hinterlassen hat, zu heilen und unsereVerbindung mit der Natur zu erneuern, damit wir unsere Ganzheit zurückerlangen und ein neues Sehen lernen.

Übersetzung: Elvira Lackmann, Berlin

La materia vivente è uno specifico tipo di roccia ... una antica, e nello stesso tempo eternamente una roccia giovane.

Vladimir Vernadsky

La mia passione per i minerali e fossili, influenzava, formava il mio lavoro per il lungo. Mentre studiavo la pittura e l’affresco a Kyoto, andavo spesso alle montagne, fiumi e miniere abbandonate, per raccogliere i fossili e minerali. Erano affascinanti non solo per la loro bellezza, ma sopratutto per il rapporto perfetto e completo tra loro e le loro matrici. Prenderli direttamente dalle loro matrici rocce era un atto completamente diverso da raccoglierli a una spiagga o un fiume. Per rimuoverli da queste masse di roccia, avevo besogno di ceselli e martelli. Quando ho visto per la prima volta innmerevoli cristalli di quarzo nella piccola fessura in un angolo di una roccia immensa, mi hanno profondamente commosso, e la bellezza olistica ha apparso come qualcosa di sacro, intoccabile e tabu’.

Sono ritornato alcuni giorni dopo, pensando, potrei prendere quel quarzo. Questo significava distruggere quelli innumerevoli cristalli piccoli che c’erano attorno a quel cristallo. Ogni colpo, tanti cristalli minuti e trasparenti sono scomparsi, trasformandosi nella bianca polvere. Il cambiamento era come la dispersione delle nostre ceneri nell'aria, un profondo svanire della bellezza. Il tabu’ evapora. Questo materiale ultimo, polvere, che sembra di essere eternamente nel processo del scomparire, è diventato un materiale più importante per la mia pittura, scultura e installazione.

Ho iniziato a creare i pigmenti dalle mie collezioni e studiare le tecniche pittoriche nella storia dell’arte. Mi sono concentrato a lavorare con l'automatismo. Era una specie di ricerca alchemica sulla relazione tra tali materiali come pigmenti di terra, pigmenti minerali, pigmenti vegetali, calce, sabbia, acqua, olio, resine, cere degli alberi, cera d’ape, uovo e caseina.

Il mio viaggio creativo concentra sulla ricerca e l'affermazione delle manifestazioni di collegamenti universali tra l'uomo e la natura. Nei loro incontri apparentemente casuali, cerco di trovare qualcosa oltre l'accidentale, il nascosto. Quando siamo coscienti dell'esistenza di questi infiniti collegamenti, emergiamo dalla nostra visione antropocentrica e ci spostiamo verso la visione olistica. La morte evapora.

Come dice Albert Einstein, “Un essere umano è una parte di un intero chiamato ‘universo’, una parte limitato dal tempo e lo spazio. Egli sperimenta i suoi pensieri e sentimenti come qualcosa separata dal resto... una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l'allargamento del nostro circolo di compassione, fino a includere tutte le creature viventi e la natura intera nella sua bellezza.”

Washington, DC, 2006


shinji turner-yamamoto | studio